venerdì 2 settembre 2011

Lacrime di sangue.

Ho finito le parole. Ne ho dette così tante, troppe, che ora le ho finite. Silenzio. Un silenzio che pur essendo la sola cosa presente vicino a me, non fa compagnia. Fa paura, è invadente. E’ assordante, spacca i timpani. Nella mente, i circuiti prendono fuoco. Realizzano solo ora tutte le sillabe, le parole, i discorsi. Si spaventano. E infatti son tutte lì, le parole. Tutte lì a riempirmi la testa. Mi manca la pace, l’ordine, un pizzico di serenità.
Preparatemi un esercito, presto inizierà una guerra contro me stessa.
Vorrei avere la forza di uscire fuori e gridare, gridare che il mondo è ingiusto, che è sbagliato vivere se non si ama davvero. Vorrei raccogliere quello che ho perso, quello che è scivolato nell’asfalto bagnato dalle mie lacrime. Lacrime, sì. Sto piangendo. Ma non capisco perché. Non dovrei piangere. Non ne ho il motivo. Quello che è passato non c’è più. Quello che ho sbagliato, ho sbagliato. Devo reagire, devo andare avanti. Rialzarmi. Dimostrare a questa vita che non mi batterà così facilmente. Combatterò. Non mi sconfiggerai per ora, Vita. Devo dimostrare che non sono debole. Io non mi arrendo. Ti sembrerò la solita bambina che al primo intoppo cade, e frigna. Ma quella bambina non può cadere ancora. Quella bambina si rialza, per non cadere più.
Io non ho paura di te, Vita. Ormai non ho più paura di quello che mi puoi riservare.
Ormai ci sono abituata, a prendere pugni nello stomaco. E non sputo più sangue.
Ho paura di scoprirmi al mondo per quel che sono. Ho paura di deludere. Magari ti aspetti un qualcosa che io non sono. Sono estremamente complicata. Non basterebbe un manuale per spiegarti i miei versi. Sono come una poesia messa lì in un libro e dimenticata alla pagina mai aperta. Non la aprire quella pagina, ho paura di non piacerti. Non leggermi ad alta voce, tienimi per te, come un sogno proibito rinchiuso in un cassetto di cui hai buttato la chiave. Dimenticati della mia esistenza, sto bene sola.

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